IL FOLKLORE

 

Con il termine “Folklore” si intende l’insieme degli usi, abitudini, tradizioni, comportamenti, linguaggi di un popolo; insomma gli aspetti più caratteristici e suggestivi della vita di una comunità.

Elementi folkloristici di Scalea sono rintracciabili nelle manifestazioni del carnevale e nelle festività religiose.

In occasione del carnevale, forse unico momento dell’anno in cui la libertà di espressione dei sentimenti e dei comportamenti eccelle per intensità, i cittadini si mascherano per smascherare grottescamente gli aspetti più caratteristici del proprio paese. Quello di Scalea è un carnevale che negli ultimi anni ha finito per risentire delle spinte parodistiche di personaggi e di eventi di forte richiamo sociale e politico sia a livello nazionale che locale.

Ma sopravvive ancora  una danza carnevalesca dei marinai del luogo fatta per rivivere a terra le loro visioni di mare: il Pizzica’ndo. Si fa con movimento lento ed equilibrato come quello delle loro barche oscillanti sulle placide onde del mare in bonaccia. Essi, all’imbrunire, si prendevano per mano e, disponendosi in cerchio, costituivano la base di una torre conica umana, che si innalzava con gli altri compagni sorretti, pure a cerchio, sulle spalle di quelli sottostanti. Per essi era la visione di una delle torri della costa ondeggiare nei loro occhi puntati dal mare tremolante verso la torre o quella di una delle navi alte per il loro albero delle vele, che si vedevano accostarsi a riva placide e oscillanti come su un morbido scivolo. Come ogni danza segue un ritmo musicale, anche questa era fatta al ritmo del loro canto di Pizzica’ndo.

Con questo ritmo ondeggiato, il gruppo camminava per le vie lentamente e arrivava alle soglie dei balconi affollati da belle ragazze. Tra risate, allegria, vezzi e qualche bicchiere di buon vino, questa danza continuava fino a tardi e chiudeva la serata.

Il ballo del folklore è una componente comune dell’allegria popolare e questo del Pizzica’ndo si può accostare a quello del “Vallje”, che nel martedì dopo Pasqua suole farsi nei Paesi italo-albanesi nelle nostre contrade.

Le ragazze in costume e tenendosi a catena attraverso l’impugnatura di un fazzoletto, per le vie del paese e con tanta allegria lentamente si snodano danzando e cantando le ballate dell’epica albanese. Intanto gli amici vengono, mano a mano, avvicinati ad un bar per pagare una fermata di ristoro e variare, così, tra gli scherzi di tutti, la gran festa di folklore, che restano accerchiati nella danza.