Continuando sul vino c’è da ricordare che Norman Douglas nel suo “Vecchia Calabria” scrive: “Qui quasi ogni villaggio ha il proprio tipo di vino e ogni famiglia che si rispetti ha il proprio metodo particolare di preparazione”. La regola di Norman Douglas che è ancora valida per tutta la Calabria diventa fondamentale in una zona come la riviera dei cedri, dove molti paesi si trovano sulle colline e dove “ogni famiglia ha il proprio vino”. Non solo a Verbicaro che è la capitale vitivinicola del territorio ma anche ad Aieta, Buonvicino, Maierà, Belvedere, Orsomarso, Santa Domenica Talao, Cetraro e Guardia Piemontese. Verbicaro capitale vitivinicola. Si chiama appunto Verbicaro l’unico vino Doc della riviera che ha una splendida tradizione. Una volta il vino Verbicaro si chiamava Chiarello, forse per il colore chiaro dovuto all’abitudine di mescolare l’acqua al mosto per attenuare l’alto contenuto alcolico. Era famoso già al tempo dei Greci e dei Romani e ne parlano anche Plinio e Strabone. Il Barrio nella sua famosa “De antiquitate et situ Calabriae” riferisce che “nel territorio di Cirella nasce un vino di mirabile qualità che a Roma è molto apprezzato”. Col tempo poi il nome di Chiarello si è perduto e dalla seconda metà del sedicesimo secolo si è affermata la denominazione “Vino di Verbicaro”.

Ma il Verbicaro non è l’unico vino della riviera. A Scalea l’azienda agricola “La rondinel la” produce cinque etichette IGT Calabria e un novello. Sono un “Rosso Ferraro”, un “Bianco di Collestanio”, un rosato “Lacrime di Lapillo”, un moscato “Ambrato di Collestanio” e un novello “San Martino”. In tutto cinquantamila bottiglie che trovano sbocco nel mercato nazionale via internet e nel ristorante dell’azienda che si chiama pure “La rondinella” e si trova a Scalea in via Vittorio Emanuele 21. A Cetraro l’azienda agricola S. Michele imbottiglia da anni col proprio marchio splendidi vini bianchi e rossi di propria produzione.